Nonostante sul campo di battaglia degli store di videogiochi per PC sia sceso Epic Games Store a spada tratta, continuando a picchiar forte a suon di giochi gratis e promozioni vantaggiose, Steam resta un grande punto di riferimento per i videogiocatori mouse e tastiera, soprattutto per il fatto che, in questi ultimi due anni, sta dando spazio a improbabili fenomeni che esplodono all’improvviso e fanno un rumore assordante, tanto da segnare numeri incredibili che fanno rabbrividire anche le più grandi produzioni dell’industria. Dopo il susseguirsi dei vari Among Us, Fall Guy e le perle ritrovate come Rust, ora tocca a Valheim, un survival open world sandbox ispirato alla cultura norrena che, dal suo lancio a questa parte, domina le vendite della piattaforma. E’ naturale a questo punto chiedersi a cosa è dovuta tutta questa attenzione e cos’ha di tanto speciale questo gioco. Ma soprattutto: ha le carte in regola per continuare a restare sulla cresta dell’onda per più di qualche settimana?
Dopo decine di ore in questo affascinante purgatorio, siamo pronti a darvi la nostra prospettiva, qualche personale impressione e a fornirvi una visione generale di quello che questa produzione indipendente possa fornirvi. Prima di cominciare vi ricordo che si tratta di un Early Access ed è naturale che in questa fase ci siano delle imperfezioni, seppur, in questo caso, in particolare, non si tratta di nulla d'invalidante o fastidioso.
Da dove salta fuori Valheim? Il 2 febbraio esce su Steam dal nulla, al costo incoraggiante di 16 euro circa, e nel giro di una sola settimana riesce a vendere più di un milione di copie, registrando più di 160 mila giocatori in gioco contemporaneamente; numeri spinti anche da Twitch, che in poco tempo arriva ai 127 mila spettatori. Gli autori di questo sorprendente successo sono gli svedesi di Iron Gate Studio, che, a quanto pare, sono stati guidati dall’esperienza di un paio di veterani del settore e Valheim è il loro primo videogioco. Come abbiamo detto, si tratta di un survival game sandbox: per farvi un’idea di cosa si può fare in una produzione del genere, prendete come punto di riferimento Conan Exile, Minecraft, No Man’s Sky o Ark Survival Evolved, ma a questi togliete tutta la parte più tediosa del gameplay che vi costringe a dare troppo spazio ai bisogni di sopravvivenza. Questo non perchè le meccaniche del gioco non siano buone quanto quelle degli altri, ma per necessità di contesto, dato che il vostro personaggio è già morto. Il Valheim nella cultura norrena è una sorta di oltremondo, di purgatorio dove chi perde la vita nel mondo dei vivi deve dimostrare il suo valore per trovare un posto nel Valhalla, o rassegnarsi al tormento eterno oltre i cancelli di Hel.
All’inizio del gioco ci viene data la possibilità di mettere mano ad uno dei tool di creazione del personaggio più poveri di sempre, che vi dà libera scelta sul sesso, una manciata di brutte facce, barba, capelli e il loro colore. Dopo la creazione del nostro alter ego vichingo, ci viene chiesto se unirci ad un server già esistente o di crearne uno. Per il momento la capienza massima di un server è di 10 persone, e la nostra permanenza in un mondo è fortemente caratterizzata dall’esperienza PVE, anche se è possibile organizzarsi e attivare il fuoco amico. I mondi sono generati proceduralmente, ciò significa che ogni mondo è diverso dagli altri per forma e contenuto. Tuttavia gli assetts non godono di una varietà stravolgente. Per il puro gusto di farlo ho creato differenti mondi, ma ciascuno di questi, come giusto che sia, ci fa incominciare nei territori meno ostili sia per quanto riguarda clima e risorse, sia per quanto riguarda la potenza dei nemici. Aprendo l’anteprima della mappa su schermo, ci rendiamo conto di quanto sia grande il mondo in cui ci ritroviamo, dato che attorno a noi c’è una piccolissima chiazza colorata e chilometri e chilometri in tutte le direzioni di “nebbia di guerra”. Si capisce dunque, dalle prime battute, che bisogna darsi da fare e, avendo con noi solamente un paio di braccia e gambe, viene naturale lanciarsi contro la prima sfortunata piantina e prenderla a pugni per procurarci del legname.
A guidarci nei primi passi, c’è un corvo non troppo loquace che ci indica il percorso migliore per incominciare, anche se questa parte introduttiva non ci prende in alcun modo per mano. Per giocare a Valheim, almeno in questa prima fase della produzione, bisogna per forza avere un minimo di conoscenza del genere, ma anche chi non è avvezzo a provare tutti i survival sul mercato si ambienterà facilmente dopo aver capito alcune cose. Tutto attorno a noi c’è solamente natura e qualche lascito di chi, prima di noi, ha affrontato queste terre. Dai primi minuti è possibile giocare in cooperativa, quindi si può intraprendere questo lungo viaggio con amici e condividere con loro risorse ed esperienza.

Nelle nostre prime ore di gioco abbiamo dovuto costruire degli utensili rudimentali, che ci hanno permesso di abbattere alberi e raccogliere risorse di vario tipo, per poi spostarci in un territorio ospitale e metter su il primo campo base che man mano è diventato sempre più accogliente e protetto. Andare in cerca di risorse e animali non si è rivelato necessario per la sopravvivenza stessa, anche se mangiare buon cibo conferisce bonus vita e resistenza non indifferenti, ma i progetti delle costruzioni incoraggiano costantemente a far scorte di tutto, e saremo obbligati a mettere in pausa la nostra caccia ai boss per dar spazio a spedizioni di caccia, esplorazione o semplice abbattimento di alberi e raccolta di minerali. Se volete “completare” il gioco bisogna uccidere una mezza dozzina di boss, ciascuno di livello crescente e dotati di meccaniche sempre più complesse. Il primo a farsi sotto è un cervo gigante, che ci lancia fulmini dalle sue lunghissime corna. Nonostante questo sia dotato di pattern di attacco elementari e prevedibili, si è rivelato un avversario duro a morire e, anche se non so cosa possa rappresentare nella cultura e mitologia norrena, è anche molto “figo” a vedersi. Una volta sconfitto il maestoso cervo, sono stato ricompensato con un paio di cose che non avrei potuto trovare altrove, come la sua enorme testa come trofeo di caccia e frammenti delle sue corna. Il trofeo va appeso nel cerchio di rocce in cui ci siamo svegliati per la prima volta e ci conferisce un'abilità a tempo attivabile come fosse una sorta di “ultimate”. I frammenti di corna, invece, sono stati utili per creare un oggetto altrimenti non craftabile: il piccone. Da questo ho capito che è necessario spingersi sempre oltre per poter creare oggetti utili, e che la quantità di oggetti ancora da scoprire è enorme.
Ogni azione che compiamo ci fa livellare in una determinata disciplina e la progressione è estremamente assuefacente. Personalmente, mi piacciono i giochi dove si farma e sono un instancabile fan delle animazioni di “level up” con teatrale feedback audiovisivo: in Valheim è tutto esattamente come avrei voluto fosse. Inevitabilmente ciascuno di noi diventa più abile nelle cose che fa più spesso, e questo apre le porte ad un'eventuale esperienza di ruolo nei server della community. Si livella correndo, saltando, nuotando, combattendo a mani nude, o picconando le rocce; si livella abbattendo gli alberi con l’ascia, abbattendo i nemici con l’ascia, o picchiando gli animali con il randello. Ogni uso di un oggetto corrisponde a una differente progressione in gioco.

Dopo ore, si entra inevitabilmente in un loop di ricerca risorse e costruzione di oggetti, ma ci si sente altrettanto spinti a partire per terre inesplorate, in avanscoperta, per poi ripartire, ancora una volta, in spedizioni più ambiziose. Insomma, il gioco offre molto di più di quello che ti aspetti la prima volta che lo guardi.
Le fasi di combattimento sono elementari e non necessitano di animazioni particolarmente spettacolari o elaborate: si attacca, si para e si schiva. Questa semplicità, che venga considerata come un bene o un male, è impreziosita da un feedback e una risposta dei comandi eccellenti. Ha un po’ il sapore di giochi come The Elder Scorlls Online, ma con un livello di complessità ridotto all’osso. Altra meccanica cruciale è il base-building che ci permette di creare strutture elaborate e grandi quanto vogliamo, ma non mancano di limiti alla fisica che ci costringono a pianificare sostegni, muri portanti e resistenza. La parte più tediosa del gioco, se non l’unica che al momento mi ha fatto storcere il naso, è il posizionamento durante la costruzione, il quale richiede fin troppa precisione, finendo comunque spesso per sbagliare. Salvo questo piccolo e trascurabile neo, tutto sembra funzionare straordinariamente bene. Probabilmente nessuno si sarebbe aspettato un risultato del genere da un primo prodotto, in early access tra l’altro, di un novello studio che si affaccia in un mercato di nicchia. Forse è anche l’aspetto del gioco ad abbassare un minimo le aspettative del giocatore, aspetto che io stesso ho sottovalutato, erroneamente, quando sono andato a spizzicare qualche immagine online prima di acquistarlo. Lo stile grafico sembrava imposto dalle possibilità e dalle risorse di un team così piccolo e alle prime armi, ma si è rivelato uno dei punti di forza della produzione. Nonostante le texture tutte spixellate, il mondo che ci circonda è ricco di vegetazione e dettagli. In lontananza si dipingono scenari mozzafiato, grazie a fenomeni atmosferici o climatici che si intingono da una paletet di colori che trasmette pace. E’ proprio l’aspetto che suggerisce semplicità, ed è forse la semplicità stessa che sta facendo il successo del gioco. Valheim è rilassante, disimpegnato e assuefacente, ma non nasconde sfide più ostiche per i temerari.

Dove vuole arrivare Valheim? Al momento i contenuti di gioco sono più che sufficienti per intrattenere per decine e decine di ore, se non anche centinaia. Ma gli sviluppatori fanno sapere che quello che stiamo giocando in questo momento non è altro che circa il 75% della produzione e che il contenuto presente è solo il 50% di quello in programma per la release finale. Sicuramente si tratta di un’informazione incoraggiante per chi sta apprezzando il gioco. Il nostro verdetto per questa prima versione è estremamente positivo, completamente in accordo con tutte le recensioni dell’utenza che vengono rilasciate quotidianamente sulla pagina Steam del gioco. Il successo che sta raccogliendo Iron Gate Studio in queste settimane è assolutamente giustificato dal contenuto e ci sentiamo di consigliare una prova a tutti, a prescindere dalle preferenze di genere.